28/07/2021 TRIESTE – DIALOGHI EUROPEI FESTEGGIA 25 ANNI || E’ cambiata, Trieste, negli ultimi 25 anni? E se sì, quanto e come? E ancora: può un’associazione culturale e politica, trainare un cambiamento, quando non addirittura promuoverlo?
“Dialoghi Europei” festeggia i primi 25 anni. Una pubblicazione, snella ed efficace ancorchè ricca di riferimenti e spunti, racconta mezzo secolo di vita di una realtà che fin da subito ha saputo essere particolarmente presente nel tessuto socio-politico-economico della città.
Ieri, il volume è servito da spunto per un incontro pubblico durante il quale si è cercato di rispondere ai quesiti sopra citati, in un clima estremamente rilassato. Sollecitati dall’attuale presidente Stefan Ciok e dallo storico fondatore Giorgio Rossetti, giornalisti di varie testate hanno portato il proprio contributo: ne è uscito, e con Trieste era impossibile il contrario, il mosaico di una città che passa attraverso la storia, lontana e recente, con un apparente disincanto, cogliendo alcune opportunità e tralasciando altre, in un perenne giro su se stessa. Compito della politica sarebbe quello di cogliere i momenti in cui questo moto circolare ed introspetto si arresta, ed eventualmente riuscire ad imprimere un movimento nuovo.
Tenendo conto di una serie di variabili non da poco: la posizione geografica e storica della città, di cui poco si è cinicamente approfittato negli ultimi anni; l’Europa assai invocata ma della quale vi è eccessiva carenza (perdonateci l’ossimoro).
In un simile contesto, alcuni settori della città sembrano agire per proprio conto, senza preoccuparsi della politica, che forse fa un po’ fatica ad imporre i propri ragionamenti. Poi, i triestini: gente strana, troppo spesso arroccati su se stessi e tuttavia altre volte in grado di scatti in avanti autonomi, specie per quel che concerne determinati argomenti, non ultimo il rapporto con la minoranza slovena che, negli anni, pare aver sfumati i toni barricaderi.
“Dialoghi Europei”, tutto ciò ha documentato nel corso degli anni, una presenza costante e di alto profilo, a volte più ascoltata, a volte meno: ma sempre presente. Senza chiedere altri riconoscimenti se non appunto quello di esserci stato: averlo fatto per un quarto di secolo, ed essere pronto a continuare, è risultato di cui andare fieri. (Servizio di Umberto Bosazzi)


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