15/11/2021 TRIESTE – C’è anche un triestino tra le 17 persone perquisite in tutta Italia per l’ipotesi di istigazione a delinquere: sul canale Telegram “Basta dittatura” lanciavano minacce di morte medici, giornalisti e forze dell’ordine. || Evocavano fucilazioni e impiccagioni di medici, giornalisti, poliziotti e di persone vaccinate. C’è anche un triestino tra i 17 perquisiti nella vasta operazione della Polizia in 16 città italiane, tra i più radicali iscritti al canale telegram no vax “Basta dittatura”. Nei loro confronti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di istigazione a delinquere con l’aggravante del ricorso a strumenti telematici e di istigazione a disobbedire le leggi.Spingevano tra l’altro all’utilizzo delle armi e a compiere gravi atti illeciti contro le più alte cariche istituzionali, tra cui il presidente del Consiglio Mario Draghi. Ma nel mirino c’erano anche le forze dell’ordine, i medici, gli scienziati, i giornalisti e altri personaggi pubblici accusati di “asservimento” e di “collaborazionismo” con la “dittatura” in atto. Frequenti erano i riferimenti espliciti a “impiccagioni”, “fucilazioni”, “gambizzazioni”. Nei messaggi si alludeva anche a una nuova “marcia su Roma”. Presa costantemente di mira con pesanti insulti anche tutta quella parte di popolazione che, vaccinandosi e osservando le regole di protezione personale, ha accettato di rendersi “schiava” dello Stato. Tra gli indagati ci sono persone già note alle forze dell’ordine; alcune hanno precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, rapina, estorsione e in materia di stupefacenti. Non mancano però anche gli incensurati, che online si sono avvicinati alle posizione No Vax. Tra gli identificati anche persone che in passato avevano promosso blocchi autostradali e ferroviari e partecipato a disordini di piazza. Il canale social “Basta Dittatura” è uno degli spazi web di maggiore riferimento nella galassia dei negazionisti del Covid ed era già stato oggetto di un provvedimento giudiziario di sequestro nonché della decisione di chiusura da parte della stessa società, in considerazione della gravità dei contenuti pubblicati. L’operazione è scattata a seguito delle indagini svolte dalla Polizia Postale e dalla Digos di Torino, (Servizio di Laura Buccarella)


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