TRIESTE – POP, DADA, AVANGUARDIA: L’ARTE NEI MANIFESTI DI CAMBER || Bisogna tornare indietro nel tempo, non tanto magari, per incontrare i primi poster, natalizi e pasquali, firmati Giulio Camber.
I primi, erano privi di figure: si limitavano a slogan piuttosto forti, dall’interpretazione piuttosto immediata: in municipio sedeva Roberto Cosolini, in Regione si era appena insediata Debora Serracchiani.
Poi, Camber ci ha preso evidentemente gusto, e sono dunque nati quei manifesti che, diciamolo, in qualche modo scandiscono la vita politica triestina. Lo stile delle immagini, caricature che mascherano i personaggi al centro degli strali camberiani, è estremamente semplice e lascia capire, con semplici tratti, a chi si riferiscono: gli occhi azzurri dell’elefante indicavano Cosolini, una iena oppure una strega con frangetta era un riferimento più che chiaro alla Serracchiani. Trieste, nei poster, è accennata: a volte è una principessa, a volte basta un palazzo per far capire di cosa si tratta. Da un punto di vista più prettamente artistico, l’operazione camberiana potrebbe essere definita pop, persino dada se ci fermiamo sull’aspetto più anarchico di una comunicazione che, fatte le debite proporzioni, ci si potrebbe spingere a collegare ad un certo avanguardismo sovietico, quello di certi poster cinematografici fatti di contrapposizioni di immagini e, appunto, di slogan piuttosto forti: però, meno “spaventevoli”, decisamente più leggeri.
Qualche anno fa, la svolta: l’attacco a quella che Camber definisce la politica espansionistica cinese, con un poster piuttosto secco e scarno, seguito da un manifesto molto più esplicito, dove l’uso di un colore rosso assai forte convoglia immediatamente lo sguardo sul drago predone.
Quest’anno, era prevedibile che il CoronaVirus giocasse un ruolo. E il poster è uno dei più semplici da interpretare. Nessun “ve lo avevo detto”, ma la possibilità di approfondire il messaggio: nonna Trieste, personaggio preso in prestito da “La cittadella”, che difende il nipotino dal virus che, di fatto, ha distrutto il Natale. Il manifesto mette assieme le due categorie più penalizzate dalle pandemia, ovvero gli anziani costretti ad un isolamento forzato e i più piccoli, privati in questo momento di uno dei periodi, non solo per loro, più belli dell’anno. (Servizio di Umberto Bosazzi)


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