10/01/2026 MESTRE – L’omicidio di Malcontenta di Mira. L’inchiesta ricostruisce gli ultimi istanti di vita di Sergiu Tarna mentre, dopo l’arresto del killer, il vigile Salvagno, prosegue la caccia al complice ancora in fuga || Dall’una fino alle due e 18 della notte tra il 30 e il 31 dicembre Sergiu Tarna è ancora vivo. E’ in questa fascia oraria che gli inquirenti agganciano nuovamente la sua cella telefonica. E’ solo. A due passi da casa. Si è fermato, come fa spesso, al Café Nuova Mestre, in via Miranese 169, a Mestre. «Questo non è un semplice bar, è il luogo scelto da chi lo frequenta come ritrovo e, spesso, per confidarsi perché qui ci conosciamo tutti, siamo una famiglia», racconta fuori microfono dall’altra parte del bancone, il titolare. Il sequestro avviene alle 2.20 sempre del mattino, cioè appena due minuti dopo che Sergiu Tarna lascia il bar. Quando, viene caricato con la forza in auto. Da qui il suo spostamento prosegue da via Etruria, attraversa la rotatoria della Romea e punta verso via Pallada, a Malcontenta di Mira. Nel buio più profondo. E’ infatti intorno alle 2.30 che il suo smartphone registra lo spostamento lungo questa strada isolata, in mezzo ai campi che il suo uccisore l’agente municipale Riccardo Salvagno conosce bene visto che si trova dalla parte opposta a dove abita. L’omicidio si consuma probabilmente alle 2 e 43, nel campo agricolo dove il corpo di Sergiu verrà ritrovato poche ore più tardi: freddato con un colpo di pistola alla tempia. Da questo momento in poi la fuga di Salvagno, ora trasferito dal Santa Maria Maggiore di Venezia in altra struttura penitenziaria per evitare possibili aggressioni con il suo complice ancora in fuga e latitante. Gli inquirenti ritengono si tratti di un cittadino albanese, intercettato l’ultima volta, da un sistema di lettura targhe a Gorizia e che, sembra abbia varcato il confine tornando probabilmente nel suo paese d’origine. (Servizio di Annamaria Parisi)
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