26/04/2021 TRIESTE – LA CINA SI MANGIA I BALCANI E SPERA NELL’ELEZIONE DI PRODI AL QUIRINALE || La testa del Dragone cinese in Europa è al porto del Pireo, in Grecia, opzionato a suon di milioni. La coda scodinzolante è l’Ungheria del leader Orban, sempre più pedina al servizio dello scacchiere di Pechino (pronta come sappiamo a sbarcare all’ex Aquila, a Muggia, con il proprio terminal).
Con i prossimi passi Pechino sta dimostrando di poter completare il puzzle via terra: tra la ferrovia Budapest/Belgrado di cui parlammo un anno fa (2 miliardi di dollari di investimenti, di cui l’85% finanziato dei cinesi) e l’avveniristica ma incompiuta autostrada in Montenegro.
Ed è proprio quest’ultima al centro dell’approfondimento sulle pagine di Repubblica. Lo schema è lo stesso visto con Budapest: prestito da un miliardo di dollari dei cinesi, impossibilità per la piccola repubblica di Crna Gora di restituirli, nessun aiuto dell’Europa e Dragone pronto a mettere le zampe su un altro pezzo di Europa. Il Montenegro a luglio dovrebbe iniziare a ripagare il debito con una prima rata da 61 milioni, ma non li ha e non può permettersi di costruire gli 80 chilometri mancanti della tratta. Per un Paese da 620mila abitanti con economia turistica in stallo causa Covid un incubo che apre le porte alla svendita ai cinesi.
Ungheria, Serbia, Montenegro per arrivare in Grecia. Ecco che il mosaico ha sempre più la forma di un asse, specie se si pensa che non manca nemmeno l’ultima tessera necessaria: l’Albania – alleato comunista negli anni ‘60 – già incamerata a suon di investimento su Tirana.
Quanto ai rapporti di casa nostra con il Dragone, ad occuparsene di recente è stato Panorama intrecciando una possibile elezione a Presidente della Repubblica del ex premier Romano Prodi – caldeggiata dal leader del Pd Enrico Letta – a un rinverdirsi dell’asse Roma-Pechino. Prodi infatti è una fan della Via della Seta e lo ha ribadito in più occasioni, considera la Repubblica popolare cinese un modello da imitare e a poche settimane dallo scoppio della pandemia dichiarò “Attualmente il costo del lavoro italiano è meno lontano da quello cinese. Non siamo a costo pari ma ci stiamo avvicinando e bisogna preparare il futuro”. (Servizio di Marco Stabile)


videoid(d_FKmP-881M)finevideoid-categoria(tg)finecategoria