04/05/2021 TRIESTE – MERAN ERA UN ESCORT: ‘SENTIVO LE VOCI DEGLI UOMINI CHE MI VIOLENTARONO DA BIMBO’ || Violentato dal padre quando era solo un bambino, aveva iniziato a fare l’escort omosessuale a soli 17 anni e in preda alle sue crisi psicotiche – che cercava di contenere facendo massiccio uso di marijuana – sentiva le voci degli uomini che volevano abusare di lui.
“Erano sempre adulti che volevano costringermi a fare rapporti con loro… anche quando ero bambino… si mi faceva sempre paura”.
E’ questa la drammatica storia di vita di Alejandro Augusto Stephan Meran che emerge dalle 131 pagine di perizia psichiatrica – rivelata in parte oggi dal quotidiano Il Piccolo – e redatta dagli specialisti del Collegio peritale che, ieri, hanno definito il 30enne dominicano parzialmente capace di intendere e volere al momento dell’uccisione dei due poliziotti in Questura e grado di sostenere il processo. Dettagli sconcertanti quelli che emergono dal pool di esperti incaricati di stilare il profilo dell’uomo che uccise a colpi di pistola Matteo Demenego e Pierluigi Rotta il 4 ottobre 2019.
“PAURA che sembra aver dominato il periziando sin dalla sua infanzia”. Quella di essere violentato ancora e ancora. Meran sentiva le voci degli uomini che volevano violentarlo anche prima di prostituirsi, sentiva quelle dei suoi clienti anche prima di arrivare a Trieste, nei suoi trascorsi in Germania e a Belluno. Non erano le voci di Dio o del diavolo come aveva riferito sotto shock, poco dopo il delitto, ma quelle dei suoi aguzzini. Dalle pagine di interrogatorio emerge pure cosa abbia originato il nervosismo prima e presumibilmente il folle raptus poi in quella giornata di ottobre di due anni fa.
Il dominicano andò a fare la spesa in Largo Barriera, vicino al suo appartamento, quando incontrò un suo ex cliente, a suo dire un italo-albanese che risiede in una paese del Carso sloveno, che lo avvicinò chiedendogli “la restituzione del denaro che gli aveva dato minacciandolo di morte con un coltello”. Meran in preda a “un panico incontenibile” chiese a una donna ferma al semaforo in sella a uno scooter di prestargli il mezzo a due ruote. Siccome la donna non capiva, la buttò a terra e scappò a casa del fratello. Da lì terrorizzato e in preda al panico, scaturirono tutti i successivi e drammatici passi della vicenda. L’arrivo della polizia, l’accompagnamento in Questura e poi la terribile azione criminale che ha tolto la vita ai due agenti. Al netto del passato e del dramma personale del dominicano, ora gli avvocati delle famiglie delle vittime si attendono il rinvio a giudizio e il processo. (Servizio di Marco Stabile)


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